DIARIO DI UN PAZZO

DIARIO DI UN PAZZO – Bozzetto di Irina Dolgova per il costume di Sophie

Diario di un pazzo (Mielipuolen päväkirja)
tratto dal racconto di

N. V. Gogol

Traduzione in finlandese Juhani Konkka

regia di

Alessio Bergamo

  • scene e costumiIrina Dolgova
  • musica Aleksej Vasil’ev
  • pianista Larisa Ljalikova
  • debutto: Teatro Nazionale di Petrozavodsk – Repubblica autonoma della Karelia – Russia – 1999

ATTORI

Aleksandr Filatov
Ejla Khidman
Sergej Lavrenev (Aksentyj Ivanovič Popriščin)
Vladimir Mateev
Natalija Nikolaeva
Vjačeslav Poljakov
Lidija Sikiäinen

Video

Scheda

SINOSSI

Aksentij Ivanovič Popryščin è un’impiegato di basso grado. Veniamo a sapere dal diario che tiene che le cose gli cominciano ad apparire sotto una luce diversa e originale: sente cani che parlano, gli sembra di essere destinato ad imprese grandi e segrete dal generale presso il quale svolge umili mansioni e a sposarne la figlia, Sophie.

Lo attende una delusione: dalla lettura delle lettere che Maggie, la cagnetta di Sophie, scrive alla sua amica cagnetta Fidele (!) scopre di essere oggetto di dileggio e che presto Sophie si sposerà con un giovane nobile. Entra in una crisi profonda dalla quale esce solo quando scopre di essere il re Ferdinando VIII di Spagna, in incognito.

Comincia a firmarsi con questo titolo, a non andare più in ufficio e si cuce un manto regale. Attende i delegati che lo vengano a portare in Spagna. E i delegati arrivano. Lo portano in Spagna. Dove però il povero Ferdinando VIII verrà sistematicamente sottoposto a bastonature e a sedute di cura barbare, durante le quali gli viene versata acqua gelata sulla testa da colui che a lui sembra di capire sia il “Grande inquisitore”.

Alla fine, spezzato, vinto, Fernando VIII prende una troika volante guidata da ippogrifi e torna  in Russia dove sulla soglia di un’izbà c’è la madre che lo battezzerà versando una lacrima sulla sua testa.

NOTE DI REGIA

Lo spettacolo si svolge in uno spazio quadrato nero, piuttosto ristretto (80 mq.), che ospita sia attori che pubblico, disposto su tre lati.

La scenografia e i costumi richiamano, nello stile, il primo ottocento russo, ma con le necessarie bizzarrie. Infatti oltre a Popriščin in scena compaiono tutti i demoni prodotti (o causanti) la sua follia. Demoni bislacchi e provocatori.

Il tema che caratterizza la scenografia è quello dell’immagine. L’apparato infatti è composto da due cornici mobili, attrezzate con cassetti e cassettini pieni di materiali di cancelleria. I demoni e  Popriščin si trovano quindi ad essere costantemente “immagine”, quadro di qualcun altro, o di se stessi, rimanendo peraltro quasi sempre in ambiente impiegatizio. È per effetto di questa rincorsa senza fine delle immagini oggetto del suo desiderio (immagini che peraltro gli fanno continuamente degli “sgambetti”) che  Popriščin finisce nel suo regno-inferno “spagnolo”. Qui il livello surrealista che segna costumi, scene e soprattutto i comportamenti degli attori, si trasforma in una visione. I demoni prendono un aspetto inquietante. Delle maschere di uccellacci neri, vagamente ispirate a Ernst, torturano Popriščin sino alla svolta finale del suo ritorno in patria-morte.

Materiali

RECENSIONI