BARRICATI

Bàrricàti, dal libro Il filo del racconto di

Marcello Arduini

Regia e drammaturgia di

Alessio Bergamo

  • produzione Cut-La Torre – Università della Tuscia. Lo spettacolo ha debuttato nel gennaio del 2008 all’Ex convento di Santa Maria in Gradi, Viterbo.

ATTORI

Elisa Casadei
Nicolò Maria Cimichella
Aldo Milea
Ilaria Passeri
Fabio Porroni
Ian Sutton
Margherita Vestri

Scheda

Il materiale alla base dello spettacolo erano sette fiabe della tradizione orale del viterbese. La fonte da cui erano prese era la raccolta etnologica Il filo del racconto del prof. Marcello Arduini.

Caratteristiche principali di queste fiabe laziali sono la cupezza e il sarcasmo cinico. Tra quelle scelte per lo spettacolo, quella che aveva il finale più positivo si concludeva con una sanguinosa vendetta.

Di qui la scelta del titolo.

NOTE DI REGIA

Nello spettacolo le fiabe erano intrecciate in un unico tessuto che procedeva facendo succedere ad una prima scena di una prima fiaba, la prima di una seconda, poi la prima di una terza, per tornare alla seconda scena della prima, e saltare poi alla prima della quarta, e poi alla seconda della seconda, e così via sino ad esaurire in questo alternarsi di scene dalle differenti sette fiabe tutti i racconti messi in campo.

Lo spettacolo era recitato in improvvisazione, sia per quello che riguardava il testo che per quello che riguardava i movimenti fisici, ma ovviamente secondo uno schema drammaturgico molto rigido, vista la complicazione del tessuto.

Lo spettacolo era site-specific. Si svolgeva nel chiostro gotico e in alcune stanze spoglie dell’ex convento di Santa Maria in Gradi. Il pubblico si spostava assieme all’azione.

Gli inserti scenografici fatti di pareti di lamiera e cartone (a cui di tanto in tanto si contrapponevano spezzoni video girati nei palazzi dei nobili, cioè in una show-room di un negozio di mobili con provinciali pretese di eleganza ) rimandavano associativamente ad un’umanità degradata, ad un mondo in cui le esigenze primarie (trovare il cibo, avere un tetto, avere dei vestiti, ecc.) hanno una loro necessità cogente e sono alla base dei comportamenti spietati dei personaggi.

La scarsa illuminazione, a cui contribuiva una vecchia televisione col tubo catodico da cui venivano trasmessi i video, assieme ad alcuni momenti splatter e al tempo stesso grotteschi dello spettacolo contribuiva alla complessiva atmosfera gotica.

La conclusione era affidata al video di una pessimistica intervista dei primi anni ‘80 di Rita Levi Montalcini. L’intervista era girata con il presupposto finzionale che la guerra nucleare ci fosse già stata e che le domande venissero poste in un rifugio, dopo la catastrofe.

Materiali

LOCANDINA