FALSTAFF

Falstaff
commedia lirica in tre atti

Libretto di 

Arrigo Boito

Musica di

Giuseppe Verdi

Regia di 

Alessio Bergamo

Direttori d’orchestra 

Edoardo Rosadini e Alexander Lonquich

  • Aiuto regista – Massimiliano Cutrera
  • Scene, attrezzeria e maschere – Luiz De Roberto, Serena Molino, Giuliana Quinci, Marina Sterlini, Martina Biondolillo, Angelo Pulvirenti, Coordinati e diretti da Massimo Savoia e Aldo Zucco
  • Costumi – Mario Francesco Barbanera, Sofia Rita Campisi, Carlotta Giunta, Serena Molino, Flavio Massimo Nisi
  • Luci, video e animazioni – Martina Biondolillo, Angelo Pulvirenti, Giuseppe Gazzo, Alessandro Calì, coordinati e diretti da Nevio Cavina
  • Produzione – Progetto PNRR IMPACT (International Music and Performig Arts Contaminations and Trainings)
  • Debutto – Neojiba, Salvador de Bahia 19-12-2025/Teatro Auditorium Unical, Cosenza, 5-03-2026
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PERSONAGGI E INTERPRETI

Sir John Falstaff: Paolo Rumetz
Mr. Ford: Maurizio Leoni
Mrs. Alice Ford: Mariantonietta Dininno (Adriana Sansonne)
Dott. Cajus: Francesco Fedele
Fenton: Fernando Suglia
Bardolfo: Emanuele Francesco Colavito (Bernardino Amenta)
Pistola: Raffaele Berloco
Nannetta (figlia di Alice e Ford): Helena Dell’Abate (Cinzia Ferri)
Mrs. Quickly: Maria Cardascia
Mrs. Meg Page: Antonella Scaringello (Giada Sturdà)

Video

Integrale del Falstaff, 8 marzo 2026

Intervista integrale di TRMnetwork ad Alessio Bergamo

Scheda

SINOSSI

E’ l’ultima opera di Verdi. Il libretto di Boito è un riadattamento de Le allegre comari di Windsor di Shakespeare. Falstaff, nobile crapulone di grande stazza, vuole sedurre due signore borghesi di Windsor, Alice e Meg. E’ spinto da un doppio desiderio: conquistarle ed arrivare a mettere le mani sugli averi dei loro mariti. Scrive loro una lettera. Una. Identica. Cambia solo l’intestazione. L’effetto è contrario a quello sperato. Infatti le due sono amiche, confrontano le lettere, si indignano per come le considera e, assieme alla figlia di Alice Nannetta e ad una quarta comare, Quickly, giurano di fargli pagare l’affronto.
Nel frattempo il gelosissimo marito di Alice, Ford è stato informato dei raggiri di Falstaff da due ex servitori, Pistola e Bardolfo, che nel primo quadro del prima sono stati licenziati da lui dopo che si erano rifiutati di far da ruffiani e consegnare le due lettere alle due signore. Anche Ford giura di fargli pagare l’attentato al suo onore e coinvolge nella trama oltre a Pistola e Bardolfo, anche Fenton (un ragazzo che frequenta la sua casa perché ama, ricambiato, Nannetta) e Cajus, un dottore a cui Ford vuole dare in sposa la ragazza e che, a sua volta, è stato offeso da Falstaff che gli ha distrutto casa durante un festino.
Sia le comari che Ford, per vie parallele, cercano di attirare Falstaff in una trappola.
Alice manda Quickly da lui e lo invita a casa sua allo scopo di spaventarlo inscenando il sopraggiungere del marito, di nasconderlo in una cassa del bucato e poi buttare dalla finestra nel Tamigi la cassa e il suo contenuto.
Nel frattempo, Ford — il marito di Alice — si presenta da Falstaff sotto falso nome (“Fontana”) per metterlo alla prova. Fingendo di essere innamorato di Alice, gli offre del denaro affinché Falstaff la seduca per primo e gli spiani la strada. Falstaff, vanitoso, accetta, gli rivela di avere già un appuntamento con Alice, si cambia d’abito e si avvia verso…casa sua.
Lì Alice e le altre donne hanno preparato tutto, ma lo scherzo assume ben altra urgenza quando Ford irrompe per davvero con alcuni uomini, deciso a sorprendere gli amanti. Tutto va come previsto ma la presenza di Ford infuriato rende tutta la scena molto più tesa ed eccitante. La beffa comunque finisce come previsto: Fastaff viene buttato nel Tamigi per la gioia delle comari e di Ford.
Falstaff, infreddolito e abbattuto dopo il bagno nel Tamigi, si lamenta dell’umanità e della cattiveria del mondo. Tuttavia riceve un’altra visita di Quickly che porta una nuova lettera da Alice. Alice si dice disperata per il malinteso, innamorata di Falstaff e gli propone un nuovo incontro, notturno questa volta. Si incontreranno a mezza notte nel parco di Windsor, presso la Quercia di Herne, luogo pieno di misteri sinistri perché vi si è impiccato un cacciatore nero che nelle notti di luna si dice ricompaia. Falstaff dovrà venire travestito proprio da cacciatore nero e portare delle lunghe corna da cervo. Falstaff, cade di nuovo nella trappola. Di notte si presenta travestito in modo bizzarro. Intanto tutti gli abitanti preparano una mascherata: fingendosi folletti, fate e spiriti, circondano Falstaff e lo spaventano, punzecchiandolo e prendendolo in giro. Alla fine lo scherzo viene svelato. Falstaff comprende di essere stato raggirato, ma accetta tutto con ironia e buon umore. Nel frattempo si sistemano anche le vicende amorose dei giovani Nannetta e Fenton. I due con l’aiuto delle comari, ribaltano una trama che Ford e Cajus avevano ordito per far sì che il secondo sposasse Nannetta e riescono a sposarsi.
L’opera si conclude con la celebre fuga finale: “Tutto nel mondo è burla”.

Aspetti produttivi

L’opera è stata prodotta nell’ambito di un PNRR a cui hanno partecipato 6 strutture formative (tre conservatori italiani – Scuola di musica di Fiesole, Conservatorio E.R.Duni di Matera, Conservatoire de la Vallée d’Aoste- , una scuola di musica dello stato di Bahia -Neojiba-, l’Accademia di belle arti di Catania, l’Università della Calabria). Ad eccezione di regista, direttore e dei due professionisti che interpretavano Falstaff (Paolo Rumetz) e Ford (Maurizio Leoni), c’erano solo studenti sul palco (gli interpreti degli altri personaggi, tre attori e il coro), in buca (tutta l’orchestra) e dietro le quinte (scene, proiezioni, luci, costumi, trucco, ecc.). Il che ha caratterizzato la produzione di questo Falstaff. E lo ha caratterizzato in senso virtuoso, ché, vuoi per l’attenzione, vuoi per la motivazione degli artisti, vuoi per l’impostazione etica che l’ha segnato, il lavoro si è dimostrato di livello assolutamente professionale, nonostante la giovane età degli interpreti e le ridotte risorse a disposizione per la parte di allestimento. Un esperimento unico che attesta la validità di processi creativi e produttivi al di fuori delle pratiche consolidate anche in un ambito iperstrutturato qual è quello dell’opera lirica.

Note di regia

L’opera viene vista come un apologo sulla visione narcisistica del mondo. Ma non solo su questo.

Falstaff non vede altro che sé, che la propria immagine. […] Falstaff non è stupido, al contrario è estremamente cosciente, in grado di valutare quello che fa, ma è trascinato dalle sue fantasie, dalle sue visioni, dalla sua audacia. Un entusiasta, insomma. Entusiasta di sé. Ed entusiasta della vita: (gli piace il corpo, gli piace mangiare, bere e far l’amore). Insomma è una sorta di artista-zingaro/nobile-punk-antiborghese, uomo la cui scelta sistematica, ideologica, è il disonore…. ma perdutamente offuscato dall’amore per se stesso. […] Gioca continuamente con la propria immagine di diavolo, anzi di daimon del godimento del corpo, e di trickster, di mago-imbroglione.

Affini a Falstaff per narcisismo, ma orientati in base a tutt’altri valori, borghesi, benpensanti, facenti parte dell’universo dei GONZI, sono Ford e Cajus. Anche loro accecati dalla loro idea di se stessi, anzi dall’immagine che vogliono affermare di se stessi, incapaci di vedere la realtà perché la loro vista è offuscata dall’aspirazione ad essere onorati, ad essere membri eccellenti e in vista della società. Quindi offuscati da un’idea di se stessi che però, come nel finale dice Falstaff, è dozzinale, borghese. Per Ford la moglie e la figlia sono funzioni della sua figura pubblica, oggetti da manovrare a loro insaputa. Cajus invita a casa sua Falstaff e i suoi scagnozzi e quelli, da bravi punk, gliela distruggono, lo derubano e, infine, lo spernacchiano pure. L’idea di onore che Falstaff irride e rifiuta (l’onore che “gonfian le lusinghe, corrode l’orgoglio, ammorban le calunnie”) è esattamente l’idea dell’immagine pubblica della persona, coincidente col concetto di “onore”, che hanno di sé i Ford e i Cajus. E forse anche quei due ubriaconi di Pistola e Bardolfo.

 

Falstaff, Ford e Cajus perdono nel confronto con le allegre comari (+ Fenton) che sono dal lato opposto della linea conflittuale.

Le comari non perdono di vista la realtà, a differenza dei maschi. Sanno bene chi sono (socialmente) e cosa rischiano a muoversi in base ad un’impostazione narcisistica, seguendo ciecamente un’idea che potrebbero farsi di sé se credessero a Falstaff.  […] Il loro gioco è superiore a quello di Falstaff e di Ford perché lo scopo del loro gioco è il gioco in sé, un gusto del rovesciamento, dell’abbattimento di chi si pone in alto, ancor più puro di quello di Falstaff, perché scevro di ideologia e privo di interesse.

 

L’attore, in particolare l’attore di teatro, ancor più in particolare l’attore di un teatro di ensemble, di compagnia, di Commedia deve guardare fuori, deve vedere l’altro, organizzare le sue azioni in funzione dell’altro. Se pensa solo a sé viene fuori un attore-da-selfie (un pericolo per gli altri). Sono i temi del Falstaff. Di qui la scelta di organizzare lo spettacolo in termini aperti: una compagnia di attori che fa il Falstaff.